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Azienda Poggio di Bortolone

2022-10-27

La rubrica di Alvice

Vindemiatrix è una stella che appartiene alla costellazione della Vergine. Secondo la leggenda, Vindemiatrix, simboleggia Ampelo, figlio di un satiro e di una ninfa, al quale Dioniso regalò una vite che cresceva nei pressi di un olmo. La leggenda vuole che, mentre Ampelo fosse intento a raccogliere l’uva, cadde rovinosamente, procurandosi ferite mortali. Dioniso, affranto per la perdita dell’amato, lo trasformò in stella e, da quel momento, almeno fino alla precessione degli equinozi, la terza stella più luminosa della Vergine, fungeva da indicatore temporale, inaugurando, di fatto, l’inizio della vendemmia.

’ Settembre e, sotto il segno di una celeste corrispondenza tra cielo e terra, si compie il rito collettivo della vendemmia anche a Poggio di Bortolone, momento culminante dell’intensa e incessante attività che dura, senza soluzione di continuità, per tutto l’arco dell’anno.
Donne e uomini impegnati nella delicata operazione della raccolta dei grappoli sodi e succosi, gesti abili, precisi, chirurgici, di chi esprime nella manualità la sua cultura di appartenenza.
Issare su una spalla le casse traboccanti d’uva e muoversi in direzione della cantina è un atto trionfale, ricorda l’esultanza dei marinai in vista dell’approdo, dopo giorni e giorni di navigazione in balia dei venti e delle intemperie.
“La vendemmia come scadenza forte, particolarmente attesa e sentita dalle comunità rurali perché legata al benefico ciclo della vita” (M. Sarica)
Nel periodo romano due erano gli appuntamenti che determinavano, nella linea del tempo, la raccolta dell’uva, la “Vinalia urbana” coincidente con il 23 aprile, durante la quale si rendeva omaggio al raccolto dell’anno precedente e la “Vinalia rustica“, il 19 agosto, per propiziare un raccolto abbondante.
Tra i lavori in vigna, quello della vendemmia era il più redditizio, in quanto oltre alla paga giornaliera, ogni vendemmiatore riceveva sarde salate, cipolla e un pezzo di formaggio e magari un piatto di minestra. La giornata iniziava e terminava con una lode a Dio, la recita del rosario e, poi a seguire balli e canti. A conclusione della prestazione c’era la possibilità che il padrone regalasse dei grappoli d’uva da portare a casa.
L’occasione della vendemmia mi ha offerto la possibilità di conoscere più da vicino Poggio di Bortolone, nei pressi di Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa e respirarne a fondo le atmosfere, in un territorio dove “La vite è vita“, come recitano alcune insegne poste ai margini della strada che conduce all’azienda e l’agricoltura è un chiaro sigillo identitario.

Quel che mi ha colpito immediatamente è il panorama che si perde a vista d’occhio, il digradare dei campi verso un confine immaginario, l’attenzione puntata alla costa sud orientale della Trinacria che incontra il mare. Sessanta ettari di terreno, di cui una parte delimitata dalla confluenza di due torrenti, in cui regna, incontrastato, un patrimonio di biodiversità costituito da lecci, querce, pioppi, carrubi, volpi, istrici e ogni altro genere di flora e fauna tipico della macchia mediterranea.
Il paesaggio, specie in questo periodo dell’anno, suggerisce sentimenti contraddittori, antinomici, al senso di quiete e serenità fa da contrappeso un malinconico infinito che rimanda a nostalgie di terre lontane, al concetto di non luogo, così caro agli scrittori che si sono misurati intorno al tema dell’utopia.

Le colline morbide e soffici come pan di zucchero fanno da cornice alle zone coltivate che si accompagnano a uliveti e ad aree dedicate al grano. Un antico mulino ad acqua, un frantoio e un palmento storico testimoniano l’alacre occupazione che caratterizzava la società contadina della parte più meridionale della Sicilia.
Nello spazio di cielo color zaffiro si staglia, con la composta austerità di una cattedrale gotica, la struttura principale, punto focale della tenuta, con annessa la sala degustazione che si affaccia sull’ampia terrazza e la cantina interrata in cui, nei silos di acciaio e nelle botti in rovere, i vini dormono un sonno durevole e profondo, in attesa di venire imbottigliati.
I filari di viti allevate a cordone speronato si estendono per 15 ettari, su terreni sabbiosi con esposizione e inclinazioni diverse che conferiscono ai vini il loro tratto peculiare, immersi nella valle dell’Acate, dove la viticoltura è il settore trainante dell’economia.

A Poggio di Bortolone tutto è dilatato, ampio, imponente e solido, come a sottolineare la storia di una famiglia che si snoda lungo una traiettoria scandita da importanti primati e ambiti riconoscimenti. Agli inizi del ‘700, Benedetto Cosenza ottiene, per meriti militari, la concessione di un feudo da parte del sovrano Ferdinando I di Borbone; da quel momento l’impresa comincia il suo progressivo cammino nutrendosi del calore del sole che imporpora l’orizzonte e delle correnti marine che si incuneano fin qua, in un racconto di viaggio avvincente e avventuroso.
Nel 1976 si registra l’anno della svolta, Ignazio, padre di Pierluigi, attuale proprietario dell’azienda, decide di imbottigliare il suo vino e imprimere vitalità ad un mercato che non aveva manifestato grande interesse per i prodotti siciliani.
Venti anni dopo, nel 1996, vengono introdotte nuove piante come Sirah, Cabernet Sauvignon e Petit verdot che, insieme alla tutela di alcuni ceppi di Grosso nero, contribuiscono a dare una fisionomia internazionale e cosmopolita alla Tenuta, arricchendo, di fatto, la proposta enologica.

Pierluigi, dotato di raffinata cultura, appassionato di teatro e musica jazz, raccoglie a piene mani la pesante eredità lasciatagli dagli avi, un carico che è diventato una vera e propria sfida e che lo vedrà impegnato in prima linea, perseguendo un felice ed equilibrato connubio tra innovazione e tradizione. Rispetto per i ritmi della natura, dell’ambiente e della sostenibilità sono i suoi motivi preferiti tanto da meritare, la certificazione di qualità ISO 14064-1:2018 “Carbon footprint” per l’impegno profuso nella riduzione dei gas a effetto serra.
Dall’indole schiva e introversa, la personalità di Pierluigi riaffiora non appena inizia a descrivere il suo lavoro e le sue “creature”.
L’amore di Pierluigi per la sua terra è evidenza palpabile, è dentro le sue parole, nelle impercettibili sfumature della sua voce, nelle pieghe del suo sorriso, è radice dentro la sua anima.

Oggi è lui a condurre l’impresa, coadiuvato dalla compagna di vita, Lorella Galesi, abile organizzatrice di eventi, un vulcano perennemente attivo che, con autentico piglio da professionista, riesce a riempire di armonie e suoni i silenzi in cui è immersa questa parte di campagna ragusana.
Razionale lui, creativa lei, mente e cuore, due lati della stessa medaglia, un unico passo di perfetta sintonia, due sguardi accomunati da un progetto comune.

Poggio di Bortolone presenta tre linee di prodotti, con una curvatura spiccata per i rossi, la Classic, l’Heritage e la Reserve, vini che attraversano i secoli, narrano storie, segmenti di vita, cadute e rinascite.
Della prima fanno parte i vitigni espressione del territorio, il Nero d’Avola e il Frappato che fondendosi insieme danno vita al Cerasuolo, tipico blend della zona di Vittoria che vanta il marchio D.O.C.G., il Contessa Costanza, anch’esso Cerasuolo e il Frappato.
La linea Heritage è quella che, più di ogni altra, esprime il suo legame con le origini attraverso etichette quali Addamanera e Petitverdò.
Infine la Reserve, frutto di ricerca e sperimentazione, ci conduce alla quintessenza di quella filosofia del divenire che, da sempre, ha caratterizzato Poggio di Bortolone, fiore all’occhiello di Pierluigi, manifesto del suo essere e della sua marcata impronta da vigneron di settima generazione.
PiGi è il vino che definisce meglio la sua mission, riassume l’idea di Pierluigi nei confronti del mondo enologico e dei valori ad esso connessi. Ricco di sentori di spezie, frutta matura, note tostate e vanigliate, è una vera carezza per il palato e per lo spirito.
L’ultima novità della famiglia Cosenza è Rosachiara, un rosé ottenuto da uvaggio di Frappato e Nero d’Avola, dal colore brillante, con riflessi violacei appena accennati che fanno pensare ai fiori di primavera.
E a quante pare, questa non è solo l’unica novità, ci sono altre sorprese nell’aria, coperte dal più assoluto riserbo, magari una visita e una ricca degustazione, accompagnata dai vini di questo luogo di inalterata bellezza, potrebbero rivelarsi un ottimo pretesto per scoprire qualcosa di più….

Alvice Cartelli
Alvice Cartelli

Donna dai molteplici interessi, si divide tra l’insegnamento e la lettura, la scrittura, la poesia, la pittura. Ama tantissimo la natura e non perde occasione per fare lunghe passeggiate immersa nel silenzio di un bosco o nel fascino di una spiaggia solitaria. Dal 2018 è autrice del blog “Guardo a Sud” dove, oltre alla bellezza della sua Sicilia, descrive luoghi, persone e situazioni accomunati dal rispetto per il Pianeta e la cura dell’ambiente. E’ un’appassionata wine lover e le visite in cantina rappresentano per lei veri viaggi di scoperta da cui trae spunto per costruire storie e originali racconti.

Continuate a leggere i racconti di Alvice sul suo blog

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Vendemmia a Poggio di Bortolone

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