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Cantina Armosa

2023-01-27

La rubrica di Alvice

Si chiama “Musica del deserto” ed è, senza alcun dubbio, una delle esperienze più incredibili alle quali l’essere umano è chiamato ad assistere.
Il mitico Marco Polo ne parlò nella sua opera “Il Milione” e anche Charles Darwin, qualche secolo più tardi, raccontò di questo singolare fenomeno in riferimento alle colline di sabbia del Cile. Nel deserto del Gobi vi è un’enorme distesa delle cosiddette “Singing dunes”, corrispondente a Dunt Mankhan che, tradotto letteralmente, significa “Dune che cantano”. Secondo la leggenda sembra che l’effetto acustico provocato dal movimento della sabbia provenga dal potente spirito di Gengis Khan, sepolto tra le alte montagne della Mongolia.

Durante le giornate particolarmente secche e ventose, il pulviscolo composto da rocce e minerali che vortica nell’atmosfera, crea una sublime melodia che, solo chi osa oltrepassare la soglia dei consueti circuiti turistici e approdare nelle zone più aride e inospitali del continente, riuscirà ad apprezzare.
Di dune cantanti ce ne sono parecchie, sparse negli angoli più sperduti del pianeta, in Kazakistan, Marocco, Qatar, Colorado, Mongolia, Giappone ecc., ma ognuna di esse produce la propria personale vibrante armonia, una speciale miscela di voce e vento, pace e spazi infiniti.
Le dune sono formazioni sabbiose dovute all’azione combinata di vari elementi come flussi di masse d’aria, correnti marine e clima.
Tra le diverse tipologie di dune classificate dai geologi, quelle a barchan o a mezzaluna sono le più diffuse, troviamo inoltre le paraboliche, le trasversali, le lineari e le stellari.

Le dune svolgono un ruolo importante nel mantenimento dell’ecosistema, proteggono la vegetazione, gli insediamenti umani e l’entroterra dalla furia cieca delle mareggiate.
La lenta e inesorabile erosione delle coste, il continuo calpestio e la scarsa sensibilità dell’uomo hanno messo a serio repentaglio la sopravvivenza di questi cordoni sabbiosi, tanto che la superficie terrestre attualmente occupata da dune si aggira intorno al 10%.
In alcuni litorali poco frequentati e scarsamente antropizzati è possibile ammirare l’inconsueto spettacolo delle dune; in Sicilia, nelle spiagge del Sudest affacciate sul Mediterraneo, se ne possono trovare di piccole e medie dimensioni.
Da queste parti le dune si chiamano “Curme”, derivante, molto probabilmente, dallo spagnolo Cumbre che sta ad indicare sommità, cima. Alle Curme è dedicato un vino prodotto dall’azienda ArmosA.
Adagiata tra le dune e le folte chiome delle Tamerici, una striscia di Nero d’Avola si sporge sulle acque trasparenti e cristalline del mar d’Africa e si nutre dei tramonti mozzafiato che ricamano di rosso e arancio dorato il cielo e il paesaggio intorno. Il risultato è un vino robusto ed elegante, dal sorso pieno e avvolgente che beneficia della sapidità delle correnti marine e della mineralità del terreno calcareo. Intenso color rosso granato, bouquet soave di marasca, prugna, mora, fragola, ribes e fiori rossi, con leggere speziature di pepe nero, cannella e vaniglia, una conquista di bontà e benessere sin dal primo sorso.

La tenuta ArmosA, di Michele Mölgg, si estende per 6 ettari tra ulivi Frangivento, Cetrale e mandorli. Nella sezione esigua della cantina, raccolta intorno alla bottaia, si svela la vision del proprietario, dove ad avere la meglio sono la ruralità e le cose semplici, genuine, che non si piegano di fronte a convenzioni, artifici e a qualsiasi altro genere di mistificazioni. Un luogo che tocca profondamente le corde dell’interiorità, una terapia per l’anima e per i sensi.
Così com’è vero che gli opposti si attraggono, Michele Mölgg, chimico per professione, vignaiolo per diletto, nato nella regione più a nord dell’Italia, si innamora del posto più meridionale dello stivale, tanto da pensare di installarvi un’azienda e la sua concezione di futuro. Nei pressi di Scicli, in provincia di Ragusa, concretizza il suo sogno, studia, progetta, sistema e realizza, palmo a palmo, il suo vigneto.
E ArmosA esprime tutto ciò, possiede la forza di un desiderio, l’ebbrezza di un viaggio, il fuoco della passione, la gioia di un brillante risultato.
Era il 2002 quando iniziò a prendere corpo l’idea della cantina e oggi, dopo venti lunghi anni, cambiamenti, revisioni, inversioni di rotta, la società è una realtà conosciuta e stimata sia in Italia che all’estero.

I vini attualmente in commercio sono sei a cui si aggiungono due varietà di grappa.
Un itinerario di etichette e parole che ci riconduce all’amore e al rispetto per la terra, per le tradizioni, parla delle origini, della storia e delle contaminazioni culturali che hanno attraversato l’isola nel corso dei secoli.
Ayn, la grappa, trae il suo appellativo dal toponimo arabo Ain-lu-kat “Fontana delle ore” da cui deriva la denominazione del borgo marinaro di Donnalucata. Secondo la ricostruzione fatta dal geografo arabo Al-Idrisi, in corrispondenza della chiamata alla preghiera, affiorano, con cadenza regolare, sorgenti di acqua dolce, visibili ancora oggi, in particolare lungo la spiaggia di Micenci.
Sciclys si riferisce all’antico nome di Scicli attribuitole dai Popoli del mare, città famosa per le sue architetture barocche, le variopinte ed esuberanti feste religiose e per essere stata set privilegiato della serie televisiva dedicata al commissario Montalbano.
Dall’incontro del sale e della pietra nasce il bianco Salipetrj, le cui uve sono allevate nelle Vigne Romito, lungo i pendii che costeggiano i fianchi del fiume Irminio.
Il Nero d’Avola e il Moscato sono i vitigni intorno ai quali si tesse la tela dei vini naturali, pluripremiati e di elevatissima qualità della Cantina ArmosA, a cui si aggiungono due tipologie di olio e la coltivazione di un’area dedicata al frumento Perciasacchi, varietà di grano antico siciliano ricco di proprietà nutritive con cui viene confezionata anche dell’ottima pasta.

Le prime luci della sera mi colgono di sorpresa mentre affondo i piedi sulla battigia, rapita dalla danza delle onde, il vento si è fatto docile e carezzevole. Il vento che strappa e ricuce, plasma e leviga al pari di uno scultore alle prese con un pezzo di argilla, dispettoso, ribelle e allo stesso tempo obbediente e remissivo. Il vento, soffio vitale generoso e distruttore, creatore di vita, messaggero di speranza. Incedo con cuore calmo, osservando il profilo netto e deciso dell’orizzonte, il sole si è inabissato nei fondali marini lasciando un manto indaco e pastello. Dinnanzi a questo fuggevole istante di puro incanto, mi ritornano in mente i versi immortali di Salvatore Quasimodo “Notte, serene ombre, culla d’aria, mi giunge il vento se in te mi specchio”.

Alvice Cartelli
Alvice Cartelli

Donna dai molteplici interessi, si divide tra l’insegnamento e la lettura, la scrittura, la poesia, la pittura. Ama tantissimo la natura e non perde occasione per fare lunghe passeggiate immersa nel silenzio di un bosco o nel fascino di una spiaggia solitaria. Dal 2018 è autrice del blog “Guardo a Sud” dove, oltre alla bellezza della sua Sicilia, descrive luoghi, persone e situazioni accomunati dal rispetto per il Pianeta e la cura dell’ambiente. E’ un’appassionata wine lover e le visite in cantina rappresentano per lei veri viaggi di scoperta da cui trae spunto per costruire storie e originali racconti.

Continuate a leggere i racconti di Alvice sul suo blog

Cantina Armosa
2023-01-27
Foto grappoli canva

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