MERCATI
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Intervista a Ferdinando Gueli

2024-05-22

In diretta dai mercati internazionali

L’export di vino italiano verso la Corea del Sud ha mostrato un trend crescente nel corso dell’ultimo decennio con conseguente aumento dell’importanza di questo mercato nelle strategie di export vino delle cantine italiane.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare il dott. Ferdinando Gueli, Trade Commissioner ICE Seoul, che ci ha guidati attraverso un’analisi dello stato attuale di questo mercato.

Abbiamo visto che l’esportazione vini Made in Italy ha subito un generale calo nel corso del 2023. Cosa possiamo dire a riguardo per l’export verso il mercato sud coreano?

Dobbiamo distinguere tra quelli che sono trend di lungo periodo e i trend temporanei congiunturali.
Se guardiamo al mercato del vino in Corea negli ultimi 10 anni, a seguito dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea che ha eliminato i dazi doganali, possiamo osservare un forte incremento delle importazioni di vino dall’Europa, con l’Italia che, nel decennio, ha visto un triplicarsi dell’export

Guardando invece al trend più recente, nel quinquennio ’18-’23 abbiamo assistito ad un quasi raddoppiamento del valore dell’export passando da 34,6 milioni nel 2018 a 67,9 milioni nel 2023.
Più nel dettaglio, il picco è stato registrato nel 2021 con un valore pari a 91,2 milioni, in parte riassorbito nel 2022 con un andamento stabile e con la recente flessione del 2023 (fonte dati: Agenzia ICE Seoul).

Quali sono i fattori che hanno portato a questa situazione?

Ci sono vari aspetti da considerare in risposta a questo trend.
Primo fra tutti, ricordiamo che nella prima fase del Covid abbiamo assistito ad una forte crescita nel consumo di alcolici che ha portato gli importatori vini a credere che si stesse sviluppando un andamento crescente che sarebbe durato anche negli anni successivi. Questo entusiasmo tra gli operatori ha determinato un forte aumento delle scorte nonostante il trend di consumo non si sia poi confermato agli stessi livelli del 2020, ma sia rientrato stabilizzandosi su un livello di crescita più regolare. Questo ha portato ad uno scompenso in termini di scorte da parte dei principali wine buyer.

Un secondo fattore, fa riferimento al boom del consumo di whisky e superalcolici, soprattutto tra le nuove generazioni, nel corso del 2022 e 2023. In un mercato emergente come quello coreano, dove il vino non fa parte delle bevande tradizionali, questo fenomeno ha sottolineato la predominanza delle quote dei consumi di altri alcolici rispetto a quella del vino che a fine 2022 era al 3,4% dietro birra (42,2%) e soju (25,4%).

Questo non va visto come aspetto negativo poiché dobbiamo tenere presente, come dicevamo all’inizio, che il trend di consumo pluriennale è comunque in una fase di crescita. E’ su questo che dobbiamo lavorare.

In ultimo, c’è da ricordare che l’andamento del tasso di cambio euro-dollaro ha portato ad oscillazioni sui dati di valore.

In questo scenario, quali sono dunque le reali opportunità per il vino italiano. A cosa dovrebbero guardare i produttori?

L’interesse per il vino sta crescendo soprattutto in termini di abbinamento al cibo. Questo è l’aspetto più interessante e il vero trend a cui guardare per il futuro. Il consumo non è legato ad un fattore occasionale, ma è sempre più una bevanda da abbinare al cibo.
Oltre a ciò, la gamma di vini introdotti nel mercato si sta ampliando anche verso vini nuovi con un rapporto qualità prezzo più interessante. Il consumatore coreano è attento, curioso e desideroso di imparare e diventa quindi importante offrire loro questa diversificazione. Qui, l’Italia entra in gioco con tutte le sue potenzialità. La varietà e la diversità che può offrire ha un vantaggio ineguagliato da parte degli altri Paesi.

Questo aspetto va di pari passo con il tema della qualità. I vini del nuovo mondo che entrano nel mercato grazie alla loro grande forza di marketing, non hanno quel rispetto del prodotto imposto ad esempio dai disciplinari italiani. Bisogna quindi educare il consumatore al prodotto.

Proseguendo sul tema della diversità dei vini italiani, quali sono le tipologie più ricercate?

In linea generale la composizione di export vini italiani è così suddivisa:
– rosso 62,87%
– bianco 18,12%
– spumante 16,64%
I vini frizzanti stanno, peraltro, suscitando un interesse sempre maggiore.
Le tipologie più conosciute sono sicuramente Chianti a seguire Barolo, Barbera e Amarone. Ma si vede un aumento dei vini provenienti dal sud come l’Etna e il Primitivo. Anche il Trentino-Alto Adige e il Friuli si stanno facendo strada.

Da notare come anche in Corea del Sud si stia registrando un interesse per le bevande a basso contenuto alcolico, soprattutto in accompagnamento ai pasti dove, tradizionalmente, si è sempre consumato il Soju che ha una gradazione alcolica oltre il 20% Vol.
L’inversione di tendenza si sta verificando soprattutto tra i giovani e tra i consumatori più maturi di fascia più elevata.
Questo fenomeno si riversa anche sulla ristorazione che, rispetto ad altri paesi asiatici, è dominata prevalentemente dalla cucina tradizionale coreana, meno da quella internazionale o italiana.

Come dicevamo poco fa, l’obiettivo per i produttori italiani, è quindi quello di “entrare nella cucina coreana”, riuscire a proporre i nostri vini in abbinamento ai piatti locali. Avendo l’Italia una varietà così ampia, abbiamo a disposizione un grande potenziale e una grande opportunità di crescita.

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