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Azienda Daino

2023-07-28

Rubrica di Alvice

Il Bosco di Santo Pietro è una sughereta mista a lecceta, Carrubo, Roverella e Gariga che, con la sua macchia verde-bruno, attraversa il territorio compreso tra Caltagirone e il borgo fantasma di Santo Pietro. Per aver avuto un ruolo importante nella lotta contro i saraceni, Ruggero I d’Altavilla lo elargì ai calatini, i quali lo detennero sino alla conclusione del secondo conflitto mondiale, ricavandone una consistente fonte di guadagno. Dal momento della sua concessione, arrivando oltre la metà del ‘900, prima che l’industrializzazione sventrasse il sistema economico-sociale e modificasse le abitudini della popolazione, vi si svolgevano diverse occupazioni, consentendo la sopravvivenza di intere famiglie.
Adesso, dopo vani tentativi di istituzione della Riserva naturale orientata che ne avrebbe potuto preservare il patrimonio, l’area è stata colta da un lento processo di abbandono, causato dal susseguirsi di incendi e dalla tendenza predatoria di individui privi di scrupoli.

La leggenda racconta che dal Bosco di Santo Pietro provengano dei suoni particolari, dovuti allo scricchiolio delle sughere che, sommandosi ai versi del gheppio, della ghiandaia, della cince, del picchio rosso, del gatto selvatico, di lepri, conigli, donnole e volpi, richiamano alla mente gioiose e allegre sinfonie.
Al limitare del bosco, in C.da Vaccarizzo Santo Pietro, sorge l’azienda di Gianfranco Daino, 2,4 ettari di prezioso esempio di agricoltura etica dal cuore green.
Gianfranco, sposato con Sabrina e padre di tre ragazzi, non nasce vignaiolo, la sua assume la fisionomia di una folgorazione sulla strada di Damasco, una conversione in piena regola nei confronti della fede enoica, unita ad una risoluta determinazione nel voler creare una realtà unica che lo conduce, nel 2006, a dar corso alla sua avvincente impresa. Da parecchio aveva cominciato a documentarsi e imparare quanto più possibile sull’argomento, perché ogni vigneto porta con sé una ricca componente di studio, ricerca, pensiero, progettualità e Gianfranco, al netto di esitazioni e indugi, nutriva l’intenzione di dare al suo sogno il definito e vivido contorno della realtà. Affiancato, sin dall’inizio, dall’enologo Salvo Foti, ne abbraccia la filosofia, aderendo anche alla Maestranza dei Vigneri, da quest’ultimo riproposta dopo aver vissuto la desolante esperienza dell’oblio.
Le sue viti sono creature del bosco e degli incantesimi in esso nascosti, di dolci fatine, miti, gnomi e folletti, del cisto bianco e magenta dai petali di seta, delle albe inondate di rosa e dei tramonti infuocati. Le sue viti assorbono l’estetica del luogo e si fanno vino prelibato, bevanda prediletta da Bacco, perché come scriveva Mario Soldati “Il vino è la poesia della terra”.

Il vento di scirocco soffia inesorabile, da queste parti, durante i mesi caldi e si posa sui grappoli, conferendo loro quella caratteristica identità mediterranea che tanto contraddistingue i vini siciliani. I suoi alberelli di Nero d’Avola, Alicante e Frappato che qui prende il nome di Nero Capitano, disegnano ordinate geometrie, come ballerine allineate sul palcoscenico, pronte a eseguire il più classico e leggiadro dei pliè.
La sua etichetta rappresentativa, quella che meglio esprime la concezione e lo spirito del suo fondatore, è il Suber, risultato della connessione di questi tre vitigni. Corpo denso, rosso rubino, riflessi violacei, all’esame visivo, profumi balsamici di timo, rosmarino, cappero, liquirizia, spezie e frutti neri al naso. Si rivela fresco, pieno e avvolgente al palato, possiede la stoffa e il vigore di un campione, unanimemente apprezzato, coralmente stimato, Suber ha strappato consensi dalla critica del settore e da chef di alto rango. Suber non contempla l’idea della fretta, riposa 12 mesi in botti da 225-500 lt, poi altri lunghi mesi in bottiglia prima di essere immesso nel mercato.
Suber è un etimo latino che, in italiano, viene tradotto con il termine sughero, che, a sua volta, ha origine dal Quercus suber, specie sempreverde capace di crescere anche in condizioni climatiche estreme. Può toccare i 15 mt. di altezza e una circonferenza che supera i 3 mt, con una longevità centenaria. La corteccia appare spessa e rugosa e, quando raggiunge la maturazione, è pronta a far dono della sua splendida veste. Il sughero è un materiale esclusivo e sostenibile, ignifugo, impermeabile ai liquidi e ai gas, elastico e leggero. La parte morbida e pregiata viene trasformata in tappo, il resto viene impiegato nell’edilizia, nel design e in campo energetico. Negli anni, il sughero ha rappresentato un elemento trainante per l’economia della zona. Da una sola decortica, si ottenevano fino a 15.000 carretti e la scorza veniva consegnata, per la successiva lavorazione, nella moltitudine di fabbriche disseminate nelle vicinanze di Caltagirone. Adesso di questa fervida attività è rimasto un pallido ricordo, vi sono soltanto un paio di sugherifici che resistono alla dura pressione della concorrenza di aziende leader a livello europeo e internazionale.

Gianfranco firma altre due etichette, l’Ilex, Nero d’Avola in purezza e il Cistus rosato. Entrambi sono dotati di gradevoli note fruttate, persistenza aromatica e moderata acidità, entrambi vini di ottima beva in grado di trasmettere intense sensazioni olfattive e gustative.
Tutto riconduce al culto della Grande Madre, nella piccola isola di luce e di stelle dove Gianfranco accoglie i suoi ospiti, a inaspettati silenzi e giorni senza tempo, a ritrovate e rinnovate armonie, al genuino tratto di convivialità, al solido senso dell’amicizia che appartiene agli uomini che sanno custodirla, osservando la notte e il respiro del bosco.

Alvice Cartelli
Alvice Cartelli

Donna dai molteplici interessi, si divide tra l’insegnamento e la lettura, la scrittura, la poesia, la pittura. Ama tantissimo la natura e non perde occasione per fare lunghe passeggiate immersa nel silenzio di un bosco o nel fascino di una spiaggia solitaria. Dal 2018 è autrice del blog “Guardo a Sud” dove, oltre alla bellezza della sua Sicilia, descrive luoghi, persone e situazioni accomunati dal rispetto per il Pianeta e la cura dell’ambiente. E’ un’appassionata wine lover e le visite in cantina rappresentano per lei veri viaggi di scoperta da cui trae spunto per costruire storie e originali racconti.

Continuate a leggere i racconti di Alvice sul suo blog

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