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Vini Fabio Signorelli

2023-06-30

Rubrica di Alvice

L’Etna ha la testa tra le nuvole in questo periodo di strenua attesa della bella stagione, nubi grigie, pesanti, minacciose mozzano la sommità del suo volto, lasciando all’immaginazione il compito di ricostruirne i lineamenti.
Non ci sono le stagioni sul vulcano, non c’è il lento progredire del cambiamento, l’Etna sussume in sé la primavera, l’autunno, il rigido inverno e la cruda estate della sciara che scivola ribelle e inesorabile fino a lambire i contorni dei centri abitati.
L’Etna è inferno e paradiso insieme, regno di oscure ombre e tagliente luminosità. A quote inferiori, il manto color ardesia recupera il suo tratto soave nei cuscini gialli di ginestra e nel lilla della saponaria che cingono i fianchi ispidi della placida e solitaria “Regina nera”.

L’orizzonte è un paesaggio mosso, interrotto dal profilo sinuoso della catena montuosa dei Peloritani screziato dall’azzurro dello Jonio e dalle mille variazioni di verde della fitta macchia mediterranea.
Produrre vino sull’Etna è un’impresa tutt’altro che facile, assume i toni di una sfida dell’uomo con sé stesso più che con la natura di cui l’individuo comprende le leggi, l’ordine precostitutito e l’inflessibile determinismo. Le condizioni metereologiche estreme, così come le ripide pendenze e la tipica coltivazione a terrazzamenti, rendono difficile il lavoro in vigna. Il favore delle escursioni termiche si realizza in una costante fissa e consente di innalzare il grado qualitativo dei fermentati d’uva di questo caratteristico terroir.

Fabio Signorelli da sempre gravita intorno al vino, del quale conosce l’intima essenza e le profonde sfumature, un destino tracciato e unidirezionale. Arriva dalla parte occidentale della Sicilia, da Mazara del Vallo, per l’esattezza. Dopo la laurea conseguita presso l’Università di Palermo, si sposta dapprima in Toscana, successivamente in Umbria, dove inizia un percorso con uno degli enologi maggiormente apprezzati a livello nazionale e internazionale.
Per una strana, ma fortunata combinazione astrale, rientra nella sua isola, sul versante orientale, questa volta, il fascino del Mongibello lo irretisce talmente tanto da decidere di restarvi, di fare casa e piantare radici. Compra un vigneto, in Contrada Baldazza, nelle vicinanze di Linguaglossa, poi ancora un altro, sino a raggiungere i due ettari e mezzo, tra uliveti, querce, roverelle e alberi da frutto e qui dà il via alla sua eroica avventura.
Linguaglossa è ricompresa in quell’areale battezzato “Wine Walley” che da quasi un trentennio registra un vero e proprio risveglio, una nouvelle vague della viticoltura siciliana, un polo d’attrazione per migliaia di estimatori provenienti da ogni parte del mondo. La maggiore concentrazione di campi vitati viene localizzata lungo il lato Nord, a seguire in quelli ad Est, Sud-Est e Sud-Ovest. Queste macro zone sono state suddivise in Contrade, ad oggi se ne contano circa 133 e altre 9 se ne aggiungeranno a breve.
Vino artigianale e naturale, quello di Fabio, con interventi minimi da parte sua, in piena sintonia con i ritmi di vegetazione e maturazione dell’uva. Fuoco liquido e magma incandescente, i suoi rossi, densi e corposi, con residui olfattivi di grafite, ardenti come la passione che Fabio nutre verso i suoi alberelli, taluni appartenenti a vigne antiche risalenti al 1896. Nel bianco, complesso e strutturato, si ritrovano le note floreali e vegetali tipiche dei vini dell’Etna, oltre a tutte quelle specie erbacee e fiori spontanei lasciati crescere in mezzo al terreno.

I vini parlano al posto di Fabio, ne sono l’espressione più genuina, mettono a nudo la sua anima e dettano il senso della sua esistenza.
Cinque le etichette con cui si affaccia sul mercato, il Sustanza, il Rosato frizzante, il Rossastro, il Rosso del Palmento di Levante e il Madrenera. Per ognuna di esse ha scelto una simbologia che richiama, in qualche modo, l’esoterismo, un sole pagano, un uroboros, una luna crescente. La luna è legata alla sfera del femminile, ai sentimenti e alla rigenerazione mentale e fisica. E’ la migliore custode dei sogni e delle speranze di ciascuno di noi.
Il calendario lunare definisce l’orientamento cui si affida l’agricoltura biodinamica abbracciata da Fabio qualche decennio fa. Procedere in direzione della biodinamica equivale a inseguire una vera e propria filosofia, iniziando dal rispetto per la terra e per le connessioni che si stabiliscono tra soggetto e natura. Le piante vengono mantenute sane e forti, in grado di combattere gli attacchi parassitari con concimazioni organiche, evitando trattamenti chimici capaci di impoverire le risorse del sottosuolo e minare la salute del pianeta. Il metodo biodinamico, sorto negli anni ’20 a partire dalle considerazioni e idee dell’austriaco Rudolf Steiner, è stato esportato pure in enologia, influenzando l’interramento, l’allevamento delle viti e perfino le operazioni in cantina, quali travaso e imbottigliamento, allo scopo di ottenere vini che conservino dentro l’energia degli astri e la purezza dell’armonia cosmica perché il vino sente il tempo e lo spazio, è una creatura vivente nel suo ciclo di nascita e morte.
E le creature di Fabio Signorelli sono il riflesso di terra e luce, elementi contrari e complementari al contempo, posti in interazione reciproca, in perenne rapporto empatico, “Siamo fatti d’amore e polvere di stelle” come lui stesso dice.


Prendo congedo da Fabio e dal suo luogo d’immenso, consapevole che sarà solo un arrivederci, la promessa di un ritorno, di un’altra porzione di giorno trascorsa tra passeggiate in mezzo ai filari, un buon calice di Nerello mascalese a tenerci compagnia, intrecciando pensieri e parole, ascoltando il ritmo delle emozioni. I suoi gesti semplici, generosi scolpiscono il cuore lasciando segni di verità.
Le nuvole basse, indifferenti tanto alle gioie quanto agli affanni degli uomini, continuano a mordere l’aria, in cerca di cielo e di libertà.

Alvice Cartelli
Alvice Cartelli

Donna dai molteplici interessi, si divide tra l’insegnamento e la lettura, la scrittura, la poesia, la pittura. Ama tantissimo la natura e non perde occasione per fare lunghe passeggiate immersa nel silenzio di un bosco o nel fascino di una spiaggia solitaria. Dal 2018 è autrice del blog “Guardo a Sud” dove, oltre alla bellezza della sua Sicilia, descrive luoghi, persone e situazioni accomunati dal rispetto per il Pianeta e la cura dell’ambiente. E’ un’appassionata wine lover e le visite in cantina rappresentano per lei veri viaggi di scoperta da cui trae spunto per costruire storie e originali racconti.

Continuate a leggere i racconti di Alvice sul suo blog

Vini Fabio Signorelli
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